“Omne, quod non est ex fide, peccatum est”: l'importanza della buona fede nella transactio canonica
Parole chiave:
Principio generale di buona fede, contratto, transazione, IV Concilio Lateranense, 1215, Papa Innocenzo III, diritto canonicoAbstract
Il substrato canonistico della transazione è di particolare evidenza. In essa, infatti, il conflitto ha spesso già raggiunto lo stadio litigioso. Ragion per cui nella sua interpretazione la dottrina tende a separare i due profili economico ed etico. Su quest’ultimo, in particolare, la Chiesa, pur dotata di un sistema di sanzioni giuridiche
necessariamente imperfetto, ha svolto, nei secoli, un ruolo di primo piano. É infatti un insegnamento evangelico che alla base di ogni rapporto umano debba regnare la concordia, poiché concordia mater est unitatis: se le parti, ignorando l’etica, stanno per giungere ad una lite, o vi siano giunte, la Chiesa deve esortarle a comporla. Ciò che si intende qui indagare è dunque la rilevanza di due fra i requisiti essenziali dell’istituto transattivo, ovvero la lis e la res dubia, all’interno del sistema delle Decretali (X 1.36.1-11 de transactionibus). La cornice sarà offerta dal principio cardine che sancisce l’effettività del negozio: Effectus transactionis est, ut ei stetur; questo per valutare come debba essere intesa nell’ordinamento canonico l’incertezza della lite in rapporto al principio di buona fede.
Parole chiave: Principio generale di buona fede; contratto; transazione; IV Concilio Lateranense; 1215; Papa Innocenzo III; diritto canonico.

